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La tuberosa è il fiore bianco più intenso della profumeria, tanto che in epoca vittoriana alle ragazze si sconsigliava di passeggiare tra le sue aiuole al tramonto. Emana il suo profumo di notte, e continua a produrlo anche dopo essere stata recisa. Nella collezione dà il nome a Tuberosa e sostiene il cuore di Sabbia Bianca.
La Polianthes tuberosa è originaria del Messico e viene coltivata soprattutto in India e a Grasse. Ha una caratteristica rara: continua l’attività biologica anche dopo il taglio, producendo profumo per ore. Per questo la raccolta avviene di notte, quando l’emissione è al massimo, e i fiori vengono lavorati entro poche ore.
La tuberosa non regge il calore della distillazione a vapore: le sue molecole più delicate si degradano. Si estrae quindi per enfleurage, tecnica antica in cui i fiori vengono posati su grasso animale che ne assorbe l’aroma, oppure con solventi volatili che danno una concreta e poi un assoluto. Da mille chili di fiori si ottengono poche centinaia di grammi di assoluto.
Il profilo olfattivo della tuberosa è complesso: c’è il fiore bianco, ma anche una sfumatura lattea, una punta di gomma e un fondo quasi animale che nessun altro fiore possiede. È questa ambiguità a renderla divisiva e insieme irresistibile. In dosi generose diventa opulenta, in tracce aggiunge corpo a qualsiasi bouquet floreale.
Tuberosa la mette al centro accanto a gardenia e gelsomino, tre fiori bianchi che si rincorrono. Sabbia Bianca la porta verso il tropicale con tiarè, violetta e ylang-ylang, un registro più solare e meno notturno.
Se ti interessano i fiori bianchi, guarda anche il gelsomino e i fiori bianchi. Tutte le creazioni sono nella pagina profumi di nicchia.