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L’iris della profumeria non viene dal fiore ma dal rizoma, e prima di poter essere usato deve invecchiare tre anni all’aria. È il tempo necessario perché si formino gli irononi, le molecole che danno quella nota cipriata, violacea, leggermente lattea. Nella collezione lo trovi in Alba e Soavissima.
L’Iris pallida e l’Iris germanica si coltivano soprattutto in Toscana, nella zona di Firenze e del Chianti, e in Marocco. Il rizoma resta in terra tre anni. Viene poi estratto, pulito, essiccato e lasciato riposare all’aria per altri due o tre anni: in questo periodo l’ossidazione trasforma i precursori inodori in irononi, le molecole responsabili del profumo. Solo allora il rizoma viene macinato e distillato.
La resa è irrisoria: da una tonnellata di rizomi si ricavano circa due chili di burro d’iris, la pasta cerosa da cui si ottiene poi l’assoluto. Sommando i sei anni di attesa, il lavoro manuale e la resa minima, l’iris è la materia prima di origine vegetale più costosa della profumeria, più della rosa e del gelsomino.
L’iris non profuma di fiore. Chi lo annusa per la prima volta parla di cipria, di radice, di violetta, a volte di carota o di pane. C’è una componente lattea e una terrosa, e sopra tutto una sensazione asciutta, quasi polverosa, che in profumeria non ha equivalenti. È una nota che raffredda: messa accanto a materie calde crea distanza ed eleganza.
Alba lo accosta ad ambra, nocciola e sandalo, dove il cipriato dell’iris smorza la dolcezza. Soavissima lo unisce ad ambra e fiori bianchi in una composizione volutamente lieve, quasi trasparente.
Se cerchi note morbide e cipriate, guarda anche la violetta e il muschio bianco. Tutte le creazioni sono nella pagina profumi di nicchia.